Pubblichiamo qualche breve passo tratto da alcuni saggi critici, utile a comprendere meglio l'originalità della voce poetica e della ricerca di Cesare Sartori.
LA RICERCA SUI MATERIALI
Non sarà mai sufficientemente sottolineato il merito di Sartori di aver introdotto, nell'ambito della produzione novese e bassanese della ceramica, un elemento estraneo alla ceramica stessa come il vetro. […] Lo schema dei suoi oggetti è programmaticamente sempre uguale: un "modulo" di partenza e di base in refrattario molto grezzo, dal colore ruvido e brutale di tinta variabile, all'interno del quale una fusione vetrosa significa da se stessa i più svariati accordi cromatici, inglobando conglomerati di ceramica che suggeriscono o aggregano macchie di differenti intensità e spessore.
Sono appunto questi accordi interni a costituire la infinita indefinibile casistica di variazioni sul tema con dei risultati che per la loro spontanea immediatezza – pur essendo scaturiti da una operazione virtuosistica e raffinata – ci fanno ritornare alla "natura" dell'occhio di un insetto, del ventre di un rettile, della squama di un pesce. Ciò accade perché il materiale veramente continua a rimandare a se stesso, a significarsi, riassorbendo nel suo interno, e nascondendolo, l'intervento dell'uomo. (da: Fernando Rigon, "Cesare Sartori", saggio pubblicato su Ceramica Veneta, n.4, marzo 1988)
SARTORI E IL SUO TEMPO
Riconosce Sartori di sentirsi un poeta dialettale, nato sul filò ricco di esperienza del Veneto e del Bassanese. […]
Il linguaggio della materia trova in Cesare Sartori un abile "scrittore", capace di fondere insieme ed esaltare ogni terra, trsformando l'humus di cui è ricca in un racconto di emozioni e sensazioni eccellenti. Il suo "excursus" creativo descrive una tensione mai sopita in cui l'artista si riconosce figlio del tempo attuale e della storia e delle esperienze che lo hanno generato e alimentato. […]
Non gli va a pennello questa società, non si trova nel gretto consumismo. Ma anche queste contrastanti situazioni contemporanee lo incuriosiscono, e cerca nei materiali che usa, il vetro, il refrattario, i colori della terra, l'eredità del messaggio che essi contengono, la massima aderenza con la realtà della natura, senza cadere nel realismo. […]
Ogni sua opera diventa costruzione aperta, fatta anche per gli altri, creata e suscitata per destare curiosità. […] (da: Fernando Rigon, "Cesare Sartori", saggio pubblicato su Ceramica Veneta, n.4, marzo 1988)
LA FORMA
… soprattutto il gioco di masse e volumi, di struttura e superficie. Il suo occhio cercava a lungo questa congruenza e armonia. […] Si abbandonò con tutta la passione creativa allo studio della superficie. Questa può essere accentuata mediante la perforazione che si apre gradualmente nella forma quadrata, dando la possibilità di intravedere anche l'interno; con la forma di stele che produce, nella sua ruvidezza e accentuazione del colore, particolari effetti; con semplici lastre rettangolari in cui la smaltatura vitrea con sfumature di acquamarina crea sorprendenti giochi di luce. La superficie lo agita e lo eccita ad intervenire con veemenza, piegandola, arricciandola, aprendola e squarciandola. […]
I contorni della scultura sono ben definiti. Stele. Pietre. Vassoi: rotondi o quadrati, dove la ceramica e il vetro si sono fusi in magica omogeneità, dove gli effetti di luce danno alla scultura una nuova dimensione, dove la stesura e la sovrapposizione del colore accentuano la composizione. Bianco, bruno, acquamarina, giallo, verde. Splendente o opaco: questa alternanza accentua maggiormente la plasticità della scultura, la sua forma ed il suo volume: Cratere, Passaggio, Coccio, Estate, Pietra miliare. (da: Nelida Silič-Nemec, "Cesare Sartori", trad. it di Milko Rener, catalogo Mostra di Ceramica Galleria Meblo Nova Gorica, 1991)

