NEWS - Mostra personale di Cesare Sartori

Antico Mulino Antonibon: via Molino Vecchio, Nove (VI)
Apertura della mostra: 27 agosto 2011 ore 18.00
Orario di apertura: 27 e 28 agosto - 3 e 4 settembre: ore 10-12.30; 15-19.30
Durante la settimana: visite su prenotazione (tel. 0424 590040)




NOTE BIOGRAFICHE

Riportiamo un bel ritratto di Cesare Sartori scritto da G. Piero Tolio, artista e amico, in occasione di una mostra delle sue opere ospitata nel 2001 dall'Istituto d'Arte di Nove, sua città natale.

Traspare da queste parole, lievi eppure profondamente partecipi, tutta la grande anima di Cesare, l'intreccio inestricabile della vita e dell'arte che diventano alimento l'una per l'altra, l'umanità del suo sguardo assorto sul mondo, la generosità e la semplicità con cui da sempre condivide la sua ricerca.

Le porte


… Ma veniamo ai fatti. Il 16 marzo 1930, da Margherita Luisetto e Antonio Sartori, famiglia per quel tempo di discrete condizioni economiche, nasce a Nove, a metà strada tra il paese e la frazione di Crosare, Cesare (Gino), ultimo di otto fratelli.


Ritratto di un artista da giovane

I giornali dell'epoca riportano che in quell'anno si sposarono, sempre per merito di Mussolini, Umberto di Savoia e Maria José del Belgio, come pure sua figlia Edda e Galeazzo Ciano. Da una mia accurata indagine risulta tuttavia che il duce non ebbe alcun merito nella nascita di Cesare, anche se in verità Cesare da ragazzo desiderava ardentemente diventare Figlio della Lupa, per non lasciare i compagni di giochi. Ma mai suo padre glielo permise, fino alla sua tragica morte, proprio nel giorno che per noi fu quello della Liberazione: il 29 aprile del 1945.

Sempre insieme all'allegra ma spesso affamata brigata dei ragazzi della contrada, Cesare finisce le scuole elementari quando ormai si respira l'acre ed angoscioso odore della guerra, che porterà gravi e tragici lutti nella sua famiglia. Frequenta poi la locale Scuola d'Arte, allora condotta da due valenti ceramisti: Andrea Parini e Giovanni Petucco – siculo di Caltagirone il primo, novese il secondo – che lo inizieranno alla ceramica, signora palpabilmente plastica che, seducendolo, lo accompagnerà per il resto della vita, che speriamo tutti sia ancora lunga.

Nel contempo, come era consuetudine per quanti hanno vissuto in questo paese di ceramica, lavora e s'addestra presso alcune fabbriche del luogo, tra cui Zen e Petucco. Prosegue quindi, insieme all'amico Federico Bonaldi, gli studi presso l'istituto d'Arte dei Carmini di Venezia dove, nel 1954, sotto la guida di Giorgio Wenter Marini, conclude il magistero e, oltre alle giovani e avvenenti veneziane, incontra Carlo Scarpa e i vetrai muranesi, Emilio Vedova e l'avanguardia dell'arte informale italiana. Per qualche tempo frequenta pure, sotto il maestro Cesetti, la scuola dell'Accademia, dove va ad affinare lo studio del nudo e della composizione pittorica.

Queste esperienze riemergeranno prepotentemente trasfigurate nelle opere di quest'ultimo decennio. Figure, volti, immagini, segni e simboli, si intrecciano rubando spazio e sostanza al materiale ceramico, spesso ispirati da quell'arte romanica della quale vieppiù s'innamora e si nutre, ma sempre accompagnati da una latente e tragica carica espressiva in una visione assorta e staccata della vita. Una tragicità che, in clownesca contrapposizione con il suo parlar scherzoso, tipico di chi riesce a ridere e far sorridere anche nelle avversità, traspare in vario modo nelle sue opere: a volte intrinseca nel soggetto, a volte intrisa nel segno, a volte impregnata nel colore quasi sempre smorto ed opaco.

Le porte


Gli anni dell'insegnamento e del design

Tornando alle date, nel 1960 Cesare si sposa, regalando alla moglie Maddalena, anch'essa fine decoratrice e proveniente da antica famiglia di ceramisti novesi, un pensieroso pannello in maiolica, raffigurante i due sposi di fronte all'altare (che ancora in bella mostra lei conserva). Avranno due figlie: Vania e Francesca. La prima, seguendo le orme del padre, lo aiuterà poi nella conduzione della fabbrica. Tre donne che, oltre a prodigarsi per la sua salute, cercano, spesso invano, di rimediare alle sue proverbiali dimenticanze. Come quando, dopo 200 chilometri, in occasione di una mostra in Slovenia, Cesare s'accorge di non aver preso a bordo un amico, con il quale riteneva anche di aver parlato durante il viaggio.

Nel corso della sua attività didattica che, come già accennato, va dal 1954 al 1978, si apre una fase felice per l'Istituto d'Arte di Nove. Nel 1963, infatti, ad Andrea Parini subentra come direttore Pompeo Pianezzola che, con l'aiuto di una schiera di giovani insegnanti – tra cui Cesare – riesce a dare a tutto l'apparato un radicale impulso innovativo, improntato sulla metodologia di ricerca del promettente design italiano dell'epoca, di cui Bruno Munari era degno alfiere.

Per Cesare, allora insegnante di progettazione ceramica con direzione dei laboratori, fu una splendida ed appagante esperienza, perché in essa riuscì a profondere quanto di meglio già svolgeva nel suo lavoro di direttore artistico presso la fabbrica SICA di Nove. E, se vogliamo, proprio quel secondo ed avversato "doppio lavoro" era invece indispensabile per sentire il polso e il vero peso della realtà. E non mancarono i risultati, riscontrabili nella fervida partecipazione degli allievi e nella credibilità suscitata nel territorio.

Nel 1978, non appena lascia l'insegnamento, Cesare costituisce una società e in una nuova fabbrica-laboratorio (vicina all'abitazione per arrivarci presto) dà inizio alla produzione di quelle ceramiche d'uso e d'arredamento che ancora oggi si distinguono per originalità di forma, accuratezza di esecuzione e scelta cromatica.


Oltre il design: la ricerca artistica e la voce poetica

Contemporaneamente alla produzione di serie, si dedica con passione alla realizzazione di pezzi unici di notevoli dimensioni, come grandi lastre composite per rivestimenti parietali; contenitori, dove spessi vetri muranesi magicamente rifusi riecheggiano la laguna, e larghe schegge bifronti solcate dai segni del tempo, ed ancora, giganti porte monolitiche in materiale refrattario, come quella installata nella cappella Michelon del cimitero di Nove, a due passi dall'Istituto d'Arte, dove la scabrosità del segno e la severità del colore e delle raffigurazioni riconducono l'osservatore a ritrovare la propria temporalità.

Nello stesso cimitero, il cui ingresso è libero, si trova anche il Cenotafio a ricordo dei dispersi in guerra dove, su un basso zoccolo di mattoni dipinti, si staccano due porte scorrevoli ed orizzontali di scuro refrattario greificato, in cui volteggiano bianchi angeli danzanti. Una volta sospinte sui fianchi, le porte si aprono su un trittico, raffigurante sui lati obliqui gli scomparsi in terra e in mare e, sul fondo, la cupa immagine di un campo di concentramento. Sopra la porta di questa ipotetica casa ribaltata, un'iscrizione recita: "Voi che in terre sconosciute tenete inquiete spoglie ritornate a conversare con noi in questa casa." Voglio ricordare che tra i dispersi in mare ci fu anche il fratello di Cesare, Giovanni.

E così, Cesare continua a lavorare per sé e per gli altri. Tra questi: Remo Brindisi, Angelo Mangiarotti e in particolare Giorgio Celiberti, la cui esperienza giapponese, raccontata da quell'affabulatore incallito che è Cesare, diventa paradossalmente esilarante. E non solo lavora con e per gli altri, mettendo a disposizione la propria fabbrica, ma ospita pure giovani artisti e studiosi, provenienti dall'Europa, dalle Americhe e dall'Estremo Oriente, sempre considerandoli come amici apportatori del nuovo e quindi potenziali educatori del suo fare futuro.

Ed anche oggi, che ha ridotto la fabbrica ad una piccola fucina, come un nuovo Efesto continua a lavorare, insieme alla figlia Vania, tutti i giorni e le altre feste comandate. Dedicandosi con giovanile fervore ad imprigionare nel disegno e nella creta le nuove idee maturate da un viaggio, dalla visita ad un museo o dalla sofferenza per la scomparsa di un bambino. Nascono allora le tante stele di refrattario ingobbiato, formate da sottili rettangoli rossastri strappati verso il cielo, da alti e scuri listelli runici esili nell'aria, da larghe e bianche lastre istoriate accovacciate sull'erba; o ancora, da eterogenei monoliti totemici che misteriosamente basiti ti guardano in mezzo a tanti fiori tristi ed alte palme che cercano un po' di luce.

Le porte


Bella figura, quella di Cesare: ceramista appassionato e innovatore, artista dinamico e coraggioso che disdegna rincorrere le mostre, specialmente se personali, adducendo come scusa che servono a ben poco e che, in ogni caso, non gli andrebbe di essere inneggiato né, tantomeno, di star di guardia all'esposizione per spiegare agli altri in italiano quello che lui ha fatto pensando in dialetto. Preferisce, se è il caso, partecipare a mostre collettive, un tempo più frequenti, o visitare quelle degli altri per stare con gli amici a parlare d'arte, di costume e di politica, spesso intercalando a storie vere e semivere racconti di caccia misti a salaci battute e vecchie barzellette.

Bella figura, quella di Cesare: uomo ospitale e generoso, individualista e bastiancontrario che, sempre tra il serio e il faceto, tra un mangiar sapido e una partita a carte, tra un'infornata storta e una consegna contestata, si è costruito due urne di etrusca memoria, per contenere le ceneri di sé e della sua Maddalena, da consegnare come omaggio all'incorruttibile Parca, purché misericordiosa, lo prenda da "vivo".

E allora, salute a Cesare! Perché è meglio un Cesare vivo che un imperatore morto.

Con amicizia e in buona fisionomia,
G. Piero Tolio



MOSTRE E RICONOSCIMENTI

2011 Personale a Nove, Vicenza
2010 Dipinti nel CD musicale Drago di Luigi Alberton
2009 Opere e dipinti nel film in corti La giostra di Luigi Alberton
2001 Le porte del sogno, Istituto d'Arte, Nove, Vicenza
1997 Homage Baroku, Varazdim (Croazia)
1996 20 artisti interpretano la sedia, Udine
1994 Rassegna di opere liberamente tratte dalla Divina Commedia, Fortezza da Basso, Firenze
1992 Alle Zitelle, Venezia
1992 Terra gelosa: 7 scultori ceramisti veneti, Feltre
1990 Fietilia Vicenza, Basilica Palladiana, Vicenza
1989 Personale, Galleria Adelphi, Padova
1988 Veneto Ceramics, Australian Bicentenary 1788-1988, Sidney (Australia)
1987 Giornate della cultura italiana, Sumy (URSS)
1987 Keramic aus Venetien, Esslingen am Neckar (Germania)
1987 Idee per la Ceramica: 30 anni di premi della Fiera di Vicenza, Palazzo Municipale, Nove, Vicenza
1986 7 scultori ceramisti veneti, Marostica
1986 Terre d'Arte: opere di ceramisti veneti dal 1930 ad oggi, Coin, Venezia
1985 Ceramica di ricerca a Nove e dintorni, Istituto d'Arte, Nove, Vicenza
1984 Aspetti della ricerca novese, Teatro Olimpico, Vicenza
1982 7 Ceramisti Contemporanei, Galleria A.A.B., Brescia
1981 XXI Mostra della Ceramica e Cultura, Castellamonte, Torino
1980 Opera Bevilacqua La Masa, Venezia
1980 Ceramica '80, Palazzo Agostinelli, Bassano del Grappa
1979 Ceramique '79, Parigi (Francia)
1978 Presenze '78, Palazzo Bonaguro, Bassano del Grappa
1973 Triennale, Milano
1972 Formes d'Italie, Parigi (Francia)
1972 Concorso per il Disegno Industriale, Vicenza
1969-70-71-72-73, 1977 Concorso Tavola Imbandita, Este – Medaglia d'oro
1967 Triennale, Milano
1965 Mostra Concorso della Ceramica, Vicenza – 1° premio
1964 Mostra Concorso Internazionale per il Disegno Industriale, Faenza – 1° premio
1963 Mostra Artigianato Veneto, Padova – 1° premio
1962 Biennale Internazionale, Venezia
1962 Exposition International de la Ceramique Contemporaine, Praga (Cecoslovacchia)
1961 Mostra Internazionale della Ceramica, Vicenza – premio A. Palladio per la produzione ceramica
1969 Mostra Concorso per l'Estetica, Vicenza – 1° premio A. Palladio
1960 Mostra Artigianato Veneto, Padova
1959 Mostra Mercato, Firenze
1958 Biennale Internazionale, Venezia
1958 Opera Bevilacqua La Masa, Venezia
1957 Kunsthaandverk, Copenhagen (Danimarca)
1955 5 Maestri Novesi, Galleria Calibano, Vicenza
1953 Collettiva Ceramisti Novesi, Galleria Totti, Milano
1953 Modern Italienische Keramik, Monaco (Germania)
1952 XXVI Biennale Internazionale, Venezia
1951 Mostra Nazionale Angelicum, Milano
1950-51 Mostra concorso della Ceramica, Vicenza. Premiato nel 1952-53